Motivazioni Racconti Brevi Finalisti Zeno 2018


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Le motivazioni della giuria ai cinque racconti lunghi brevi della VI edizione del Premio Letterario Zeno.


Notizia del 28/12/2018 alle 17:12


Di seguito le motivazioni della Sezione Racconti Brevi che hanno maggiormente colpito i giurati della VI edizione del Premio Letterario Zeno.

 

  1. Carlo Nello Ceccarelli, La buca della neve

    Testo di ampio respiro, per essere un racconto breve. L’ampio arco di tempo è coperto grazie all’oculato ricorso alle ellissi. I personaggi principali, figlio e padre, protagonista e antagonista, hanno tra loro il rapporto tipico di uomini soli che non si amano, non si capiscono, non si accettano. L’eterno scontro generazionale si trasforma in una guerra dalla quale entrambi escono sconfitti. L’uso della lingua è interessante: frasi snelle, incisive, specie nei momenti di maggiore conflittualità, nell’incipit e nella conclusione; il lessico, già ricco, viene ulteriormente arricchito di ammiccamenti ai linguaggi settoriali e al contempo di espressioni poetiche. L’insieme è singolare. (Valeria Ongaro)

    Un rapporto padre e figlio, duro, antico come le montagne nelle quali è ambientato. In evidenza un sapiente uso del linguaggio e della narrazione. (Maria Scerrato)

    Ottimo lo stile, la descrizione del rapporto col padre e della natura così ruvida e materna insieme. Povero di accadimenti, prevale la scrittura sulla trama. (Anita Pulvirenti)

    Ho molto amato questo racconto per l’atmosfera quasi magica che riesce a creare.  Inizia dal rapporto di un padre con il figlio, incanta con i paesaggi montani e con la natura,  ci fa sperare insieme al protagonista, ci descrive la felicità e poi la delusione per la neve sciolta, come spesso si sciolgono le attese dopo essere state soddisfatte. Ci ferisce nel finale con la crudeltà del padre che gioisce del dolore del figlio. (Silvana Perotti)


  2. Maria De Fanis, Piume

    Questo racconto più di tutti gli altri mi è sembrato riuscito. Scritto con uno stile ineccepibile, in ottimo italiano, rivela il talento dello scrittore o della scrittrice. Riuscita e toccante è la figura della protagonista, descritta in un crescendo ossessivo che affascina.  Attuale e terribile l’argomento su cui verte il racconto, trattato con cruda delicatezza. Il testo, oltre a essere una storia, diventa un messaggio per le molte persone, soprattutto giovani, cadute nel vortice dell’anoressia e della bulimia. Riuscitissima l’immagine finale del corpo ricoperto dalle piume di una vita sul punto di volare via. (Silvana Perotti)

    Una tematica importante, quella dei disturbi alimentari, trattata con cognizione e illustrata gradualmente fino alla tragica scena finale. Lo stile è semplice, poco mostrato e molto raccontato. (Anita Pulvirenti)

    Racconto ‘ai confini della realtà’, è narrato in parte in terza persona, il che permette di stabilire una ragionevole distanza tra il narratore e la vicenda. In parte in discorso indiretto libero che ci permette di ‘vedere’ dentro alla protagonista. L’oscillazione tra i particolari realistici (che fanno pensare che la protagonista soffra di una forma particolarmente grave di anoressia e ami appassionatamente la danza) e quelli fantastici (che le permettono di sopravvivere senza mangiare e di ridurre il suo corpo simile a quello di un uccello coperto di piume) danno al racconto la sua peculiarità. In entrambi i casi la bimba, poi donna sembra in preda alla volontà di autodistruzione. L’incipit ci porta subito dentro alla vicenda, di sequenza in sequenza seguiamo la strana creatura nella realizzazione del suo desiderio e contemporaneamente nella perdita di una parte di sé. Il testo scorre piacevolmente, nonostante l’agonia del giovane cigno che muore. (Valeria Ongaro)


  3. Luigi Manca, Il coso

    Racconto di un conflitto, moto teso nelle intenzioni, meno nella stesura. Si avverte una differenza di costruzione tra la prima e la seconda metà. Nella prima parte, il racconto segue ripetutamente uno schema preciso, che si ripete di sequenza in sequenza e si chiude con le stesse parole. Scorre più libero nella seconda parte. Il testo avrebbe guadagnato da una maggiore sintesi. Il titolo resta troppo indeterminato, come l’oggetto: metafora dell’unione dei due protagonisti? Forse non sarebbe stato male dare voce a tutti e due i protagonisti, avrebbe reso il testo più dinamico. (Valeria Ongaro)

    Alla fine suo marito era davvero una persona pessima. Sarebbe stato più gradito un colpo di scena, adesso rimane invece il dubbio anche al lettore! La scrittura è senza fronzoli, piacevole ed equilibrata, l'idea interessante. (Anita Pulvirenti)

    Molto divertente questo racconto su “un coso” misterioso che tiene acceso l’interesse del lettore per tutto il testo, lasciandolo poi a bocca asciutta nel finale, con il simpatico “divertissement” dell’autore che lascia incuriositi e ammirati. (Silvana Perotti)


  4. Gaia Gentili, Una moglie che non finisce

    Un racconto scritto piuttosto bene, che vorrebbe essere figurativo ma rasenta l’assurdo. Il rapporto tra due donne che sono poi la medesima donna, l’inserimento degli elettrodomestici, del burlesque costringono il lettore a leggere e rileggere. Per poi restare insoddisfatto. (Silvana Perotti)

    Personaggi veri e di fantasia si cercano, si rincorrono e si trovano e si perdonano. Racconto che richiede un impegno attivo da parte del lettore. (Maria Scerrato)

    Interessante racconto delle dinamiche coniugali, forse troppo breve e in uno stile assai semplice per indagare la psicologia di questo marito insoddisfatto che ritrova sua moglie anche nell'evasione. (Anita Pulvirenti)

    Racconto che punta sul rapporto emotivo e psicologico di tre personaggi: moglie, marito, medico, (psicanalista? Amico di famiglia?) un triangolo non insolito, ma qui particolare. Scarterei come personaggio la pretesa amante. Che la voce narrante sia quella del marito e protagonista permette di tirare gli equivoci ai limiti estremi e di arrivare a scioglierli solo alla fine. Interessante come le ossessioni della coppia creino dei rapporti di dipendenza reciproca che alla fine verranno chiariti sulla scorta di una pezza d’appoggio ‘oggettiva’: la foto dell’amante, che si rivela essere la foto della moglie. E sarà il medico e amico ad accorgersene, quando la foto gli arriverà tra le mani. Meno peso sul ritmo e sull’effetto della narrazione l’ossessione per gli acquisti della moglie, che alla fine non è l’ammalata più grave. Sciolta l’espressione, abbastanza brevi i dialoghi da farli passare per realistici. Interessante. Ma plausibile? (Valeria Ongaro)


  5. Stefania Maruelli, Il viaggio

    È un racconto interessante anche se somiglia più all'incipit di un romanzo. Si rimane un po' insoddisfatti sul finale ma il ritmo della narrazione, che disvela piano dettagli nuovi, è incalzante. (Anita Pulvirenti)

    Racconto d’atmosfera, lascia largo spazio all’immaginazione del lettore. La protagonista compie un viaggio a tappe nell’America meridionale, alla ricerca di una persona e un tempo perduti. Un atto dovuto per la donna, ma che il marito cerca di osteggiare. Il motivo scatenante la ricerca si intuisce più che venire svelato. La conclusione è sospesa, riporta al pregresso, chiude un cerchio, ma non chiarisce qual è la spinta che anima all’inizio i movimenti della donna. Uno degli elementi che stuzzica il lettore e lo spinge a procedere nella lettura. Altri elementi movimentano la narrazione, sono l’alternanza di luoghi, azioni, personaggi, questi ultimi resi vivi per lo più con pochi tratti  di penna, che tradiscono a volte il gusto per il particolare. La vicenda, narrata in terza persona, conserva rigorosamente per tutto il testo il punto di vista della protagonista. Racconto interiore e racconto esteriore così si amalgamano. L’espressione, per lo più piana, è segnata qua e là dall’uso metaforico della parola. Ancora elemento che induce a formularsi domande, più che risposte. (Valeria Ongaro)

    Il viaggio, personaggi veri e di fantasia si cercano, si rincorrono e si trovano e si perdonano. Racconto che richiede un impegno attivo da parte del lettore. (Maria Scerrato)

    Scritto con stile e con una lingua chiara, in un crescendo che attrae. (Silvana Perotti)

    Una regia indovinata. Potrebbe essere un cortometraggio. Semplice e drammatico. (Cecile Tombolini)


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