Motivazioni Poesie Finaliste Zeno 2018


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Le motivazioni della giuria alle cinque poesie finaliste della VI edizione del Premio Letterario Zeno.


27/12/2018 | 17:21
Pubblicata da: Emanuele Bukne

Di seguito le motivazioni della Sezione Poesia che hanno maggiormente colpito i giurati della VI edizione del Premio Letterario Zeno.

  1. Fernando Della Posta, L’ozio che si abusa si rivolta in tedio

    Divertente esercizio di libertà immaginativa. (Giuseppe Feola)

    Echi, sapori leopardiani; la donzelletta qui diventa massaia e chiude un'ode magistrale che si dipana stanca, risolvendo un interrogativo che sa di accorata orazione. (Luigi Di Carluccio)

    C’è tutto in queste parole che sembrano scritte per caso. La noia, la consuetudine borghese, l’amore e l’illusione dell’amore. Bellissima. (Silvana Perotti)

  2. Matteo Piergigli, Radice

    Bella poesia. In pochi versi l’autore delinea la fine di un amore usando la retorica figurativa di azioni quotidiane.
    “è ora di tagliare la radice che ci univa…”  (Silvana Perotti)

    L'uomo è artefice del suo destino? Possiamo affrancarci dai vincoli che ci segnano? Il poeta sembra dubitarne ma con leggerezza e garbo direi oraziane indugia piuttosto sui motivi della mancata recisione (Luigi Di Carluccio)

    Poesia laconica, di cui si apprezza la capacità di esprimere con poche immagini vigorose un pensiero complesso. (Giuseppe Feola)

  3. Ida Travi, Con la testa sotto la foglia

    Che poesia è, se non è ermetica? Chi dà ragione a Ungaretti e ama lo spirito di De Andrè cede al fascino del profondo, non elude le questioni poste con immagini semplici e tremende, pur accettando di non riuscire a coglierle tutte nell’immediato ma gustando una fascinosa scoperta per gradi. Ida Travi prende, e porta a fidarsi. Lo spirito si eleva oltre le foglie col calore di gesti che infondono sicurezza.
    In fondo bambini si resta, spiriti fusi in un ferro sempreverde. (Luigi Ianzano)

    Breve ed intensa, quasi un haiku. Con poche parole si puo' dire molto. Apparentemente leggera come una canzone per bimbi eppure in realtà molto profonda, senza appesantire l'animo. (Cecile Tombolini)

    Espressione composta e aggraziata di un sentimento di coppia. (Giuseppe Feola)

  4. Giovanna Nosarti, Azzurro

    Divertente e molto bella questa poesia in cui la donna si paragona a un piatto succulento il che il suo uomo ama gustare. Accurata la descrizione dei piatti, conditi da ricordi di infanzia, paesaggi, sapori, il tutto accompagnato dalla musica di azzurro che quasi risuona nel tempo del lettore. Anche l’abbandono da parte dell’uomo amato è giocoso, come giocosamente perfido è l’addio all’uomo. (Silvana Perotti)


  5. Carlo Tosetti, Autunno lecchese

    Il paesaggio autunnale è dipinto con un'acutezza e un gusto del dettaglio che fanno pensare a un quadro fiammingo del Quattro o Cinquecento. La lingua si pone in controtendenza con qualunque forma di novecentismo: colta e ricercata fino a rischiare l'involuto, puntuta, antimoderna, richiama certi grandi e isolati virtuosi della nostra letteratura ottocentesca, come Carlo Dossi o Igino Ugo Tarchetti. (Sergio Pasquandrea)


  6. Simona Perrone, All’alba di un giorno qualunque

    Questo lungo testo è costruito come un collage di impressioni apparentemente slegate, spesso semplici frammenti ripresi dal linguaggio quotidiano, intervallati da un refrain (I capisaldi persi, ripresi, ripersi. / Non mi svegliare, non voglio vedere). Nell'insieme, il testo va a comporre un ritratto freddo e spietato della vita postmoderna. (Sergio Pasquandrea)

    Bellissima questa poesia. Opera di un vero poeta tra i tanti che cercano di poetare. Difficile da capire, ogni volta che la si legge, la si rilegge cogliendone un ennesimo significato. Più che spiegarla vorrei citare versi che mi sono molto cari:
    I capisaldi persi, ripresi, ripersi.
    Lasciami dormire. In sogno posso ancora sperare.
    (Silvana Perotti)

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